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Stefano Colonna

Ricercatore confermato / Professore Aggregato di Storia dell'Arte, Museologia e Critica d'Arte e del Restauro presso l'Università "La Sapienza" di Roma; fondatore e direttore della prima rivista telematica d'arte italiana.

BTA - Bollettino Telematico dell’Arte

 

Stefano Colonna, Per uno Statuto di Architettura e Museologia liquida

Lettera Orvietana, Anno XVII, n. 43-47

Per uno Statuto di Architettura e Museologia liquida
(pagg. 11-13)

[...] Intanto possiamo accennare alla parentela tra la Logica Fuzzy e il Sequenzialismo filosofico di Achille Varzì documentato nel libro di Giangiacomo Gerla che a sua volta sarà oggetto di uno studio analitico da parte dell’artista ACA (Angelo Calabria) che ha dato vita al Sequenzialismo nell’Arte. [...]
(estratto da pag. 12)

Stefano Colonna, "Per uno Statuto di Architettura e Museologia liquida", in Lettera Orvietana (Quadrimestrale d'informazione culturale dell'Istituto Storico Artistico Orvietano), Anno XVII, n. 43-44-45-46-47, dicembre 2016, pagg. 11-13.

 
Radio Vaticana :: Pagine, fogli, parole: FUTURO

Intervista su Radio Vaticana a cura di Laura De Luca all'artista ACA, autore de:
IL SEQUENZIALISMO NELL'ARTE. LINGUAGGIO SPAZIO-TEMPORALE DEL SEGNO.
L'evoluzione della comunicazione artistica nell'Era dell'Informazione.

Imamginare il futuro attraverso la contaminazione fra linguaggio digitale e arti figurative....
Ci ha provato Aca.

"Non guardate con paura il futuro": è un invito frequente di Francesco rivolto ai giovani. Dall'udienza generale del 1 maggio 2013 prende spunto Laura De Luca per cercare di immaginare il futuro anche secondo il dettato conciliare e di papa Paolo VI circa l'attenzione ai "segni dei tempi". E dai segni dei tempi ai segni dell'arte: Il Sequenzialismo nell'Arte è il titolo di uno studio del giovane Angelo Calabria in arte ACA, edito da Albatros: come il linguaggio digitale influenza l'espressione artistica. E non può certo mancare uno specialista di futuro, con uno dei suoi pensieri fulminanti: Albert Einstein.

Laura De Luca, "Intervista a Radio Vaticana", in Pagine, fogli, parole: Futuro, 08/07/2016,
http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/08/pagine,_fogli,_parole_futuro/1242812.

 
Achille C. Varzi

Professore Associato di filosofia alla Columbia University di New York (USA). Laureatosi presso l'università di Trento, ha conseguito prima il Master of Arts e poi il Dottorato in filosofia presso la University of Toronto (Canada). I suoi principali interessi di ricerca vertono su Logica e Metafisica. Il suo libro più recente è Parole, Oggetti, Eventi (2001). È inoltre autore o coautore di numerosi articoli e dei volumi An Essay in Universal Semantics (1999), Parts and Places (1999, con R. Casati), Theory and Problems of Logic (1997, con J. Nolt e D. Rohatyn; tr. it. 2003), e Holes and Other Superficialities (1994, con R. Casati; tr. it. 1996). Per l'elenco completo delle pubblicazioni si veda il sito:
http://www.columbia.edu/~av72
.
È nel direttivo del Journal of Philosophy e fa parte del comitato editoriale del Monist, di Dialectica, e della Rivista di Estetica.

 

Achille.C. Varzi, Il sequenzialismo di A.C.A.

"L'opera di A.C.A. costituisce una delle novità più interessanti della produzione artistica italiana d'avanguardia. La sua concezione sequenzialista rappresenta il felice punto di convergenza di un duplice percorso di ricerca: il primo, di natura semiologica, nasce da una riflessione attenta e originale sul ruolo dell'artista nella società dell'informazione contemporanea, caratterizzata dall'impiego massiccio della comunicazione in forma digitale, per sua natura sequenziale; il secondo, di natura filosofica, muove dal confronto con le principali teorie metafisiche sulla natura degli oggetti e delle loro condizioni di persistenza e reidentificabilità nel tempo, di cui la teoria sequenzialista (secondo cui gli oggetti sono processioni spazio-temporali di entità istantanee) costituisce oggi una delle proposte più dibattute.
Il risultato di questo duplice percorso, tuttora in evoluzione, è una eloquente produzione artistica in cui il contenuto espressivo del gesto dell'artista non risiede più nell'organizzazione spaziale del segno (l'immagine), ma nell'informazione contenuta nella sequenza spazio-temporale che i segni stessi realizzano.
Viene spontaneo tracciare un accostamento con Kandinsky. Ma è un Kandinsky radicale, in cui la tecnica pittorica coincide con la stessa espressione artistica e la Genesi della Forma diventa Memoria della Forma."

Achille C. Varzi, "Il sequenzialismo di A.C.A.", in catalogo della mostra Elaborazioni, Ex convento San Francesco, Sciacca (AG),
in proprio, 2004, p. 11.

Achille C. Varzi, Parole, oggetti, eventi e altri argomenti di metafisica

[...] la teoria dei "continuanti", per la quale gli oggetti concreti posseggono solo tre dimensioni, estendendosi solo nello spazio, ma permanendo nel tempo, o quella degli "occorrenti", secondo la quale essi posseggono quattro dimensioni, estendendosi anche nel tempo, nel quale si protraggono [...], o la teoria del "sequenzialismo", della quale è un esempio la formulazione di Chisholm in termini di entia successiva [...]. continua

Carmelo Calì, 09/05/2002, "recensione a: Achille C. Varzi", in Parole, oggetti, eventi e altri argomenti di metafisica, Carocci, Roma, 2001, http://lgxserver.uniba.it/lei/recensioni/crono/2002-05/varzi.htm (19/12/2003)


Achille C. Varzi, Riferimento, predicazione e cambiamento file PDF

Sul piano metafisico, l'intuizione in questione è compatibile con una terza concezione che si distingue sia dal tridimensionalismo sia dal quadridimensionalismo e che possiamo chiamare sequenzialismo. È la concezione secondo la quale le cose alle quali tipicamente ci riferiamo con un nome proprio o con una descrizione definita non sono propriamente delle entità persistenti nel tempo. Non sono né continuanti né occorrenti, bensì sequenze di entità istantanee: meri entia successiva unificati nel pensiero ma distinti (e forse anche indipendenti) nella realtà, come le luci che «scorrono» sulle insegne di Las Vegas o le immagini che si «muovono» su uno schermo cinematografico. continua

Achille C. Varzi, "Riferimento, predicazione, e cambiamento", in Significato e ontologia, a cura di Claudia Bianchi e Andrea Bottani, Milano, Franco Angeli, 2003, p. 243.


Francesco Orilia, Identità nel tempo e identità intertestuale file PDF

Seguendo ancora la terminologia di Varzi, potremmo dire che Chisholm accetta il sequenzialismo. Questo può presentarsi sia in una veste tridimensionalista e presentista, che quadridimensionalista e anti-presentista. Secondo la prima variante (che Chisholm sembra preferire in Chisholm 1971), si susseguono oggetti ordinari distinti l'uno dall'altro, in un continuo «morire» e «nascere» di oggetti ordinari (per esempio, in conseguenza di come si assemblano tra di loro degli atomi indivisibili, e quindi indistruttibili, che permangono nel tempo); non vi sono quindi oggetti ordinari (escluse, secondo Chisholm, le persone) che permangono nel tempo (se non forse in casi rari o per brevi momenti). Tuttavia, adottando dei criteri di reidentificazione, possiamo parlare come se vi fossero oggetti che permangono, anche quando realmente non vi sono. Seguendo invece la seconda variante (preferita da Chisholm 1970, come è evidente da quanto detto nel capoverso precedente), vi sono in senso anti-presentista «parti temporali» ordinate da relazioni temporali quali 'prima' e 'dopo', ma non vi è una relazione oggettiva che aggrega tali parti in modo da costituire oggetti ordinari che si protraggono nel tempo. continua

Francesco Orilia, Identità nel tempo e identità intertestuale, Seminario di Filosofia Analitica, Università di Padova, 25/02/2002, p. 3, Rivista di Filosofia, vol. 94, n. 3, 2003, pp. 353-368.

 
Maria Filippone Colonna

Insegnante di Lettere al Liceo, ha lavorato in una Casa editrice e il suo interesse è rivolto all'Arte, al linguaggio e alla comunicazione, anche in tempo reale. Ha collaborato con la Rai (Radio, Sperimentali e terza rete tv) e con l'Istituto Luce, ha vinto un Premio Italia con il testo radiofonico Un contrabbasso in cerca d'amore, musica originale del Maestro Franco Petracchi (esperimento ai confini tra musica e parola) e il Premio Teatro-Sacro a Lucca con La follia di Giovanni. Dall'omonimo testo teatrale, (realizzato in collaborazione con Paola Gaglianone) è stato realizzato un teledramma da Rai 3 nel 1986, per la regia di Alfredo di Laura. Sempre in collaborazione con Paola Gaglianone ha ideato e realizzato il kit per la scrittura creativa Costellazioni (con racconto, sceneggiatura e film-video) coproduzione editore Armando e Istituto Luce. Maria Colonna Filippone ha pubblicato poesie, curato e introdotto il libro di saggi Immagine e comunicazione nella città del futuro, illustrato dai fotogrammi del film Fuga dal paradiso di Ettore Pasculli. Presidente dell’Associazione Festina Lente C.I.R.S.A. (di storici dell'Arte, Archeologi e Architetti), è nella Redazione del Bollettino Telematico dell’Arte.


Maria Filippone Colonna, Manifesto Permanente su Arte e Comunicazione

Maria Filippone Colonna, "Manifesto Permanente su Arte e Comunicazione", in Bollettino Telematico dell’Arte, 24/02/1995, http://www.bta.it/riv/conv/prog/1995/03/10/a0/index.html (16/06/2008)

Maria Filippone Colonna, Immaginario e Comunicazione in tempo reale. L'immagine mentale icona dei significati profondi dell'io

L'immaginazione può dunque contribuire a risolvere i problemi dell'umanità? Forse un punto di vista del genere può apparire utopico e visionario se non ci decidiamo finalmente a considerare cose ed eventi del mondo "reale" in termini non soltanto di spazio-tempo-materia misurabili e quantificabili in laboratorio, ma di "energia-informazione" (come l'ha chiamata il Premio Nobel della fisica Brillouin): cose ed eventi del mondo vanno considerati nelle loro dinamiche vitali dialogiche interattive. Volendo usare il linguaggio della tecnica in termini di software e non esclusivamente di hardware. Un cosa è sicura: soltanto chi riesce a fare un "salto qualitativo" mentale può accettare l'idea che l'immaginario esiste, è reale quanto lo è un albero, un libro o una sedia, forse di più. continua

Maria Filippone Colonna, "Immaginario e Comunicazione in tempo reale. L'immagine mentale icona dei significati profondi dell'io", in Bollettino Telematico dell’Arte, 16/01/2005, http://www.bta.it/txt/a0/03/bta00387.html (05/06/2005)


Maria Filippone Colonna, Arte e visione del mondo

Un'altra certezza è che, intorno a noi, c'è una realtà che noi esseri umani possiamo conoscere, attraverso i cinque sensi di cui siamo dotati, e vedere nei volumi, nelle forme, suoni, colori etc., elaborati dalla nostra mente nelle condizioni a cui prima abbiamo accennato, e che ci sono familiari. Ma la "realtà" della realtà, mi si perdoni il gioco di parole, per noi è mistero. Fin qui tutto ciò che possiamo percepire, vedere e conoscere è relativo all'uomo. Ed ecco l'intuizione che ho avuto, stamattina, davanti all'albero di limone e sul bordo della piscina azzurra: se appena ci riflettiamo un pò sopra... il mondo è assai più virtuale che reale... oltre che il prodotto di un'evoluzione, agli occhi della mia mente comincia a configurarsi come l'opera di una straordinaria fantasia metafisica che gestisce ed usa l'evoluzione in vista di un'operazione più complessa, nella quale certamente io, insieme agli altri esseri umani, sono coinvolta ed ho un ruolo primario: essere protagonista della percezione e della conoscenza (sia pure limitata) di questo mondo. continua

Maria Filippone Colonna, "Arte e visione del mondo", in Bollettino Telematico dell’Arte, 15/04/2001, http://www.bta.it/txt/a0/02/bta00260.html (05/06/2005)

Maria Filippone Colonna, Il Continuum spaziotemporale del Segno: simboli arcaici e/o icone
del futuro?

ACA è un giovane artista di Sciacca che, dall'estremo limite della nostra penisola, affacciato al mare dell'Africa, ha lanciato il proprio sguardo creativo sul mondo con velocità e voracità di pensiero, forza d'immaginazione e volontà indomabile di conoscenza. Presentarlo non è impresa facile: la novità delle sue idee e delle sue realizzazioni richiede un'accurata preparazione e conoscenza del lavoro di ricerca e invenzione da lui svolto, che è incredibilmente ricco. Questo artista ha deciso di dedicare la sua giovinezza a studiare in profondità gli esempi dei grandi Maestri dell'Arte contemporanea, ma la conoscenza approfondita dei Maestri non gli ha impedito, durante un lungo percorso di ricerca, di infrangere schemi e regole per introdurre la grammatica e la sintassi di un suo linguaggio raffinato e rivoluzionario. continua

Maria Filippone Colonna, "Il Continuum spaziotemporale del Segno: simboli arcaici e/o icone del futuro?", in Bollettino Telematico dell’Arte, 15/04/2005, http://www.bta.it/txt/a0/03/bta00394.html (11/11/2005)


Maria Filippone Colonna, Le "icone" di A.C.A.

Queste sintonia-sinergia comunicative si realizzano grazie ad un'operazione che esprime in modo incisivo la centralità dell'Artista nella civiltà dell'immagine e dell'automazione: l'Artista qui è fonte di "energia-informazione" e chiave di volta nella costruzione della Città immateriale in cui l'Arte è catalogo dell'esistente. Credo che A.C.A. sia destinato a rappresentare in modo esemplare questa centralità dell'Artista nel momento-chiave della nascita di un mondo nuovo di cui già le menti più sensibili avvertono i segni: e penso alla responsabilità che ricade sulle sue spalle (peraltro vigorose se consideriamo l'impresa che ha già compiuto) la sua mente e la sua psiche, investendo tutta la sua persona. continua

Maria Filippone Colonna, "Le 'icone' di A.C.A.", in sequenzialismo.com, 05/09/2005,
http://www.sequenzialismo.com/Pages/Links/BTA/Icone-ACA.htm (05/09/2005)


Maria Filippone Colonna, La Nuova Via dell'Arte. Intervista all'artista ACA

«Da sempre sono affascinato dalle capacità dell'intelletto umano nei molteplici campi in cui si confronta e soprattutto dalla "genialità" comunicativa dell'Artista. La ricerca "sequenzialista", che io definisco "la nuova via dell'arte", è il linguaggio espressivo (o meglio il metalinguaggio) partecipe dell'evoluzione della comunicazione nella nostra epoca, "l'Era dell'Informazione", dove saranno le potenzialità ancora nascoste della mente e del cervello a condurre per mano le più intime istanze dell'animo umano.» continua

Maria Filippone Colonna, "La Nuova Via dell'Arte. Intervista all'artista A.C.A.", in Bollettino Telematico dell’Arte, 11/11/2005, http://www.bta.it/txt/a0/04/bta00414.html (11/11/2005)


Maria Filippone Colonna, Aca: il Sequenzialismo in Arte. Un linguaggio in bilico tra scienza e magia?

Che cosa vuol fare invece l'artista con le sue "elaborazioni"?
Guidandoci a comprenderle attraverso pagine didattiche e appunti - una sorta di "istruzioni per l'uso" - egli richiama l'attenzione su se stesso, come icona dell'uomo che crea, sente, sogna, pensa, che si abbandona alla tristezza o alla gioia: spesso nascosto dietro l'arido linguaggio tecnologico, egli dimostra di non volerci stupire con i colori e le forme delle sue composizioni e che è sua precisa intenzione invece aiutarci a scoprire l'anima da cui nascono i suoi gesti creativi, le emozioni che ha sentito o sofferto mentre tracciava quella linea o configurava quel numero, lasciando a chi guarda la libertà di immaginare le proprie emozioni dopo averle ritrovate grazie al percorso compiuto esaminando l'opera d'arte. continua

Maria Filippone Colonna, "Aca: il Sequenzialismo in Arte. Un linguaggio in bilico tra scienza e magia?", in Bollettino Telematico dell’Arte, 25/05/2008, http://www.bta.it/txt/a0/04/bta00495.html (28/05/2008)


Maria Filippone Colonna, ACA e il Gioco della ricerca del Significato. Tecnologia, Arte, Scienza, Poesia e...

Sembrerebbero termini inconciliabili, ad un primissimo approccio. Eppure nel linguaggio di ACA, che sul BTA abbiamo più volte analizzato, tra Tecnologia, Scienza ed Arte non c’è soluzione di continuità: la Scienza è Gioco filosofico (v. Sequenzialismo del filosofo Varzi), l’Arte è Gioco, Tecnologia e Scienza e tutte queste attività insieme sembrano indirizzare alla ricerca di un Significato. Il Significato verso cui si muove il Gioco tecnologico e artistico di ACA è naturalmente al di là di qualunque ipotesi o definizione perché la sua Arte ne è alla ricerca e, questa ricerca non avrà mai fine. continua

Maria Filippone Colonna, "ACA e il Gioco della ricerca del Significato. Tecnologia, Arte, Scienza, Poesia e... ", in Bollettino Telematico dell’Arte, 17/12/2009, http://www.bta.it/txt/a0/05/bta00547.html (22/09/2016)


Maria Filippone Colonna, ACA: l'opera d'Arte come conoscenza e coscienza dinamica di idee, percezioni ed emozioni

L'impresa del nostro artista appare subito titanica e forse anche temeraria, nonostante l'apparente "semplicità" delle sue icone arcaiche ricorrenti: le frecce e i numeri. Egli infatti, di pari passo con la ricerca scientifica e in sinergia con le tecnologie avanzate dell'informatica, si addentra con lo sguardo nel cuore della materia e trova conferma alle teorie scientifiche: l'Arte cioè, oltre ad essere invenzione creativa, è soprattutto una forma privilegiata di conoscenza della realtà, mentre la ricerca scientifica, oltre ad essere conoscenza e scoperta, è anche in qualche modo invenzione della stessa realtà, cioè partecipa alla sua "creazione" e configurazione che poi coincide, in senso letterale, con la nostra "visione del mondo". Così si chiude (e si riapre) la circolarità semantica tra Arte e Scienza a cui hanno guardato tutte le grandi menti speculative e creative di ogni tempo. continua

Maria Filippone Colonna, "ACA: l'opera d'Arte come conoscenza e coscienza dinamica di idee, percezioni ed emozioni", in Bollettino Telematico dell’Arte, 28/09/2010, http://www.bta.it/txt/a0/05/bta00575.html (29/09/2010)

 
Anthony Francesco Bentivegna
Anthony Francesco Bentivegna (1992). Ha conseguito la Laurea in discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo nel 2014. è critico d’arte e curatore. Ha allestito mostre sia collettive che personali. Ha partecipato a vari eventi letterari. Scrive per vari artisti e per giornali locali. Attualmente è specializzando in Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Palermo. Ha pubblicato Alberto Puccio, Percorso (Agorà, Palermo 2016). Vive e lavora a Sciacca (AG).


Anthony Francesco Bentivegna, L’Arte nella società del consumismo visivo: ACA e il Sequenzialismo nell’Arte

[...] Ci si addentra tra i segni per coglierne l’essenza realizzativa spazio-temporale. Il Sequenzialismo è un ulteriore dimensione comunicativa che porta l’osservatore ad usare percettivamente questi elementi sequenziali dell’opera, decodificandoli espressivamente: sfera/cerchio/percorso orario-antiorario. Questo processo di lettura è chiamato da ACA elaborazione spazio-temporale. È una sorta di paradosso artistico: il compiacimento sensoriale visivo-estetico che è sempre stato al primo posto tra gli obiettivi dell’artista - dove in maniera preponderante è coinvolta la sfera emotiva e secondariamente quella logica - con il Sequenzialismo invece subisce un rilevante ribaltamento di valori: la razionalità guida la sensibilità, portandola verso una dimensione “estetica” evoluta, specchio della pura analisi logica. [...]. continua

Anthony Francesco Bentivegna, "L’Arte nella società del consumismo visivo: ACA e il Sequenzialismo nell’Arte", in Bollettino Telematico dell'Arte, 19/05/2017, http://www.bta.it/txt/a0/08/bta00841.html (22/05/2017)


Anthony Francesco Bentivegna, Decodificare i Codici Binari

[...] L’uomo, per comunicare con i suoi simili ha sempre creato sistemi linguistici codificati, che poi ha perfezionato nel corso della sua evoluzione: i geroglifici, gli ideogrammi, l’alfabeto, il codice morse, la scrittura braille e cosi via. Oggi a queste codifiche si è aggiunta quella dell’informatica, che permette all’uomo di comunicare con una nuova “entità”: il computer. A ben vedere, il nostro cervello funziona per impulsi elettrici, esattamente come il sistema di calcolo di un computer. Su questo fattore “simbiotico” tra uomo e macchina, ACA incentra la sua ricerca linguistica atta a sviluppare un nuovo “codice visivo” in linea con l’evoluzione comunicativa della nostra epoca: il linguaggio digitale. Il codice binario usato dalle macchine per codificare le informazioni, è strutturato attraverso sequenze di 0 (spento) e 1 (acceso) che, nel nostro codice linguistico corrispondono alle vocali e alle consonanti. Come noi organizziamo questi elementi basilari per strutturare parole e frasi, portatrici di significato, il computer assembla stringhe di 0 e 1 per produrre comandi e istruzioni per il suo sistema comunicativo. L’incontro tra questi due sistemi di comunicazione, quello dell’uomo e quello del computer, avviene a livello di codici di programmazione. Questi codici permettono all’uomo di scrivere istruzioni per il funzionamento del computer (il codice binario, il basic, l’html, etc.), che a sua volta li traduce in un sistema comunicativo interpretabile dall’uomo (il testo, le immagini, i suoni, etc.). Quello che il Sequenzialismo nell’arte crea, è un sistema linguistico che converte questi codici digitali in una lingua visiva di vettori spazio-temporali, capaci di veicolare un inedito contenuto espressivo sequenziale alla base sia della comunicazione umana che di quella informatica. continua

Anthony Francesco Bentivegna, "Decodificare i Codici Binari", in catalogo della mostra Codici Binari. Il Sequenzialismo nell'Arte, Galleria d'Arte Porta Bagni, Sciacca (AG), in proprio, 2017, pp. 10-13.

 
Claudia Matera

Claudia Matera è nata a Marino (Roma) nel 1983. Nel 2005 ha conseguito la laurea di primo livello (nuovo ordinamento) in Lettere (Storia dell'Arte) presso l'Università di Roma La Sapienza dal titolo Temi dechirichiani nella pittura di Livadiotti: gli anni Ottanta. È laureanda in Studi storico-artistici (specialistica) presso lo stesso ateneo.
Ha svolto presso l'Istituto Nazionale per la Grafica uno stage volto alla partecipazione dell'allestimento della mostra Idea. Disegno italiano degli anni Novanta, curata da Laura Cherubini e Giorgio Verzotti (15 dicembre 2006 - 26 gennaio 2007).


Caludia Matera, Il sequenzialismo nell'arte di ACA

Aca inserisce un nuovo aspetto nella valutazione di una creazione artistica: l'equilibrio dell'ordine spazio-temporale della costruzione; il percorso dal primo all'ultimo segno dell'informazione.
Ciò avviene mediante l'utilizzo del segno freccia-numero, ossia attraverso l'indicazione vettoriale della sequenza (la direzione spaziale della freccia) e la scansione temporale (numerata in progressione). In un'intervista Aca afferma che "l'opera non comunicherà più soltanto Immagini di forme e colori ma Elaborazioni di forme e colori, passando da un'Arte di Immagini Raffigurate ad un Arte di Informazioni Elaborate". continua

Claudia Matera, "Il sequenzialismo nell'arte di ACA", in Amnesia Vivace Online: il dannato mestiere, n. 18, 15/06/2006,
http://www.amnesiavivace.it/sommario/rivista/brani/pezzo.asp?id=275 (20/06/2006)

 
Enrico Terrone

Enrico Terrone, Fuori e dentro Mulholland Drive: Vedere il Tempo: Il cinema di Lynch stravolge la nozione di identità. Su quali presupposti si fonda? A quali conclusioni conduce?

Le tecnologie digitali hanno evidenziato questa proprietà strutturale, definendo l’oggetto film (p. es. un file MPEG) come una serie di numeri i cui valori dipendono dallo spazio e dal tempo (una funzione f(x,y,t)), laddove l’immagine (un file JPEG) è soltanto una funzione dello spazio (f(x,y)), e il suono (un file MP3) una funzione del tempo (f(t)). continua

Enrico Terrone, "Fuori e dentro Mulholland Drive: Vedere il tempo: Il cinema di Lynch stravolge la nozione di identità. Su quali presupposti si fonda? A quali conclusioni conduce?", in Segnocinema, n. 117, settembre-ottobre 2002, pp. 17-20.


Enrico Terrone, E' possibile insegnare a (imparare a) sentire?: Non si sevizia un informatico: Logica : estetica = A.I. : cinema

Resta, da qualche parte, la convinzione che la separazione fra logica ed estetica non sia così rigida e così netta, e che la loro riconciliazione non possa essere così semplice e banale come la contano i vari Lévy e Negroponte. Resta la convinzione che ci sia davvero un territorio di frontiera in parte ancora da esplorare: che "in medio stat virtus" non valga solo per l’etica, e che "il terzo" non sia affatto "escluso" dalla ragione. Anzi, questo terzo, questo medio, non viene in un secondo tempo a fare da paciere, ma risulta istitutivo e decisivo quanto e più dei due estremi logico ed estetico. Questa convinzione, che era già ben chiara a Kant quando parlava dell’immaginazione come schema fra intelletto e sensibilità, la si ritrova nel miglior Heidegger (Kant e il problema della metafisica) e "attualmente", per esempio, nelle opere di Jacques Derrida e Maurizio Ferraris, alle cui tesi e al cui stile (per altro inscindibili) questo scritto che sta per concludersi, nel suo piccolo, deve così tanto. continua

Enrico Terrone, "È possibile insegnare a (imparare a) sentire?: Non si sevizia un informatico: 'Logica : estetica = A.I. : cinema'", in Segnocinema n. 112, novembre-dicembre 2001, pp. 15-19.