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Achille C. Varzi |
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A.C. Varzi, Parole, oggetti, eventi e altri argomenti di metafisica [...] la teoria dei "continuanti", per la quale gli oggetti concreti posseggono solo tre dimensioni, estendendosi solo nello spazio, ma permanendo nel tempo, o quella degli "occorrenti", secondo la quale essi posseggono quattro dimensioni, estendendosi anche nel tempo, nel quale si protraggono [...], o la teoria del "sequenzialismo", della quale è un esempio la formulazione di Chisholm in termini di entia successiva [...]. continua Carmelo
Calì 09/05/2002, recensione a: A.C. Varzi, Parole, oggetti,
eventi e altri argomenti di metafisica, Carocci, Roma, 2001, A.C. Varzi, Riferimento, predicazione e cambiamento file PDF Sul piano metafisico, l'intuizione in questione è compatibile con una terza concezione che si distingue sia dal tridimensionalismo sia dal quadridimensionalismo e che possiamo chiamare sequenzialismo. È la concezione secondo la quale le cose alle quali tipicamente ci riferiamo con un nome proprio o con una descrizione definita non sono propriamente delle entità persistenti nel tempo. Non sono né continuanti né occorrenti, bensì sequenze di entità istantanee: meri entia successiva unificati nel pensiero ma distinti (e forse anche indipendenti) nella realtà, come le luci che «scorrono» sulle insegne di Las Vegas o le immagini che si «muovono» su uno schermo cinematografico. continua A.C.
Varzi, "Riferimento, predicazione e cambiamento", di prossima
pubblicazione in Claudia Bianchi e Andrea Bottani (a cura di), Significato
e ontologia, Franco Angeli, Milano, 07/07/2002, p. 24. Francesco Orilia, Identità nel tempo e identità intertestuale file PDF Seguendo ancora la terminologia di Varzi, potremmo dire che Chisholm accetta il sequenzialismo. Questo può presentarsi sia in una veste tridimensionalista e presentista, che quadridimensionalista e anti-presentista. Secondo la prima variante (che Chisholm sembra preferire in Chisholm 1971), si susseguono oggetti ordinari distinti l'uno dall'altro, in un continuo «morire» e «nascere» di oggetti ordinari (per esempio, in conseguenza di come si assemblano tra di loro degli atomi indivisibili, e quindi indistruttibili, che permangono nel tempo); non vi sono quindi oggetti ordinari (escluse, secondo Chisholm, le persone) che permangono nel tempo (se non forse in casi rari o per brevi momenti). Tuttavia, adottando dei criteri di reidentificazione, possiamo parlare come se vi fossero oggetti che permangono, anche quando realmente non vi sono. Seguendo invece la seconda variante (preferita da Chisholm 1970, come è evidente da quanto detto nel capoverso precedente), vi sono in senso anti-presentista «parti temporali» ordinate da relazioni temporali quali 'prima' e 'dopo', ma non vi è una relazione oggettiva che aggrega tali parti in modo da costituire oggetti ordinari che si protraggono nel tempo. continua Francesco Orilia, Identità nel tempo e identità intertestuale, Seminario di Filosofia Analitica, Università di Padova, 25/02/2002, p. 3, «Rivista di Filosofia», vol. 94, n. 3, 2003, pp. 353-368. |
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Maria Filippone Colonna |
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Maria Filippone Colonna, Manifesto Permanente su Arte e Comunicazione
Maria Filippone Colonna, Immaginario e Comunicazione in tempo reale L'immaginazione può dunque contribuire a risolvere i problemi dell'umanità? Forse un punto di vista del genere può apparire utopico e visionario se non ci decidiamo finalmente a considerare cose ed eventi del mondo "reale" in termini non soltanto di spazio-tempo-materia misurabili e quantificabili in laboratorio, ma di "energia-informazione" (come l'ha chiamata il Premio Nobel della fisica Brillouin): cose ed eventi del mondo vanno considerati nelle loro dinamiche vitali dialogiche interattive. Volendo usare il linguaggio della tecnica in termini di software e non esclusivamente di hardware. Un cosa è sicura: soltanto chi riesce a fare un "salto qualitativo" mentale può accettare l'idea che l'immaginario esiste, è reale quanto lo è un albero, un libro o una sedia, forse di più. continua Maria Filippone Colonna, "Immaginario e Comunicazione in tempo reale. L'immagine mentale icona dei significati profondi dell'io", Bollettino Telematico dell’Arte, 16/01/2005, http://www.bta.it/txt/a0/03/bta00387.html (05/06/2005) Maria Filippone Colonna, Arte e visione del mondo Un'altra certezza è che, intorno a noi, c'è una realtà che noi esseri umani possiamo conoscere, attraverso i cinque sensi di cui siamo dotati, e vedere nei volumi, nelle forme, suoni, colori etc., elaborati dalla nostra mente nelle condizioni a cui prima abbiamo accennato, e che ci sono familiari. Ma la "realtà" della realtà, mi si perdoni il gioco di parole, per noi è mistero. Fin qui tutto ciò che possiamo percepire, vedere e conoscere è relativo all'uomo. Ed ecco l'intuizione che ho avuto, stamattina, davanti all'albero di limone e sul bordo della piscina azzurra: se appena ci riflettiamo un pò sopra... il mondo è assai più virtuale che reale... oltre che il prodotto di un'evoluzione, agli occhi della mia mente comincia a configurarsi come l'opera di una straordinaria fantasia metafisica che gestisce ed usa l'evoluzione in vista di un'operazione più complessa, nella quale certamente io, insieme agli altri esseri umani, sono coinvolta ed ho un ruolo primario: essere protagonista della percezione e della conoscenza (sia pure limitata) di questo mondo. continua Maria Filippone Colonna, "Arte e visione del mondo", Bollettino Telematico dell’Arte, 15/04/2001, http://www.bta.it/txt/a0/02/bta00260.html (05/06/2005)
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Claudia Matera |
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Enrico
Terrone |
Enrico
Terrone, Fuori
e dentro "Mulholland Drive": Vedere il Tempo Enrico Terrone, Fuori e dentro Mulholland Drive: Vedere il tempo: "Il cinema di Lynch stravolge la nozione di identità. Su quali presupposti si fonda? A quali conclusioni conduce?", Segnocinema, n. 117, settembre-ottobre 2002, pp. 17-20. Enrico
Terrone, E'
possibile insegnare a (imparare a) sentire?: Non si sevizia un informatico Enrico Terrone, È possibile insegnare a (imparare a) sentire?: Non si sevizia un informatico: "Logica : estetica = A.I. : cinema", Segnocinema n. 112, novembre-dicembre 2001, pp. 15-19. |
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Tribenet |