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1 [...]
i calcolatori sono in grado di interpretare quello che NOI percepiamo
come 1 e 0, anche se per i computer corrispondono a due concetti
differenti: jarret@hackeralliance.net,
"Il concetto di BINARIO", in Il sistema Binario,
Hacker Alliance, 2002-2003, pp. 4-5,
I primi computer sono stati concepiti proprio su questa filosofia, e cioè sul fattore di interagire con una macchina trasferendo su di essa dei dati in formato ACCESO/SPENTO [...] per capire bene questo concetto pensate al fatto che il computer per poter funzionare deve ricevere energia elettrica. Questo flusso di energia viene modulato da un interruttore che può assumere solo 2 posizioni e cioè quelle di acceso/spento. A questo punto il concetto del calcolo binario calza a pennello! Si è presa la posizione spento e gli si è attribuito il valore 0 e alla posizione acceso il valore 1. [...] In seguito grazie all'elettronica è stato possibile modulare il flusso dei dati attraverso le schede e spezzettare le informazioni in pacchetti chiamati BIT (da Binary Digit). Ogni Bit che porta corrente è uguale a 1 (acceso) mentre i pacchetti che non portano corrente (spento) equivalgono a 0. jarret@hackeralliance.net,
"Il linguaggio Binario e i Computers", in Il sistema
Binario, Hacker Alliance, 2002-2003, p.
6,
Bit
s.m. [dall'inglese bit (plurale bits), contrazione
di (bi)nary digi(t) «cifra binaria»]. s.v. «Bit», in Vocabolario della Lingua Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma, 1986, vol. I, p. 476.
Byte [...] - In informatica, insieme di bit adiacenti (generalm. otto, ma anche quattro o sei) atti a individuare un carattere nei codici binari dei calcolatori numerici. s.v. «Byte», in Vocabolario della Lingua Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma, 1986, vol. I, p. 550.
Parola [...] 10. In informatica, gruppo ordinato di caratteri del linguaggio macchina costituente un'informazione (per es., un dato numerico) [...] il numero di caratteri che possono essere trattati in ogni operazione singola e che quindi costituiscono la «lunghezza» delle parole nel senso ora definito (per es., una calcolatrice che ha la capacità di trattare numeri in codice binario con 64 cifre, ha una parola di macchina di 64 caratteri). s.v. «Parola», in Vocabolario della Lingua Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma, 1989, vol. III*, p. 704.
Blocco [...] c. In informatica, gruppo di cifre binarie che comprende un certo numero, costante o variabile, di parole e che nel trasferimento dei dati da una memoria all'altra del calcolatore viene trattato in modo unitario. s.v. «Blocco», in Vocabolario della Lingua Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma, 1986, vol. I, p. 482. 2 Secondo le teorie quantistiche della gravitazione, la nostra concezione dello spazio-tempo andrebbe modificata: esso non sarebbe più un continuo, come nella percezione comune [...], ma un insieme graduale di «quanti» elementari [...]. La Biblioteca di Repubblica, "La singolarità e lo scollamento spazio-temporale", in La Scienza: L'Universo, Istituto Geografico De Agostini - UTET, Novara, 2005, vol. I, p. 288. 3 s.v. «Gestalttheorie», in Vocabolario della Lingua Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma, 19876, vol. II, p. 606. 4 Davanti a me, sul davanzale della finestra, c'è una farfalla che si è posata vicino a un sassolino. Quella è vivente, questo no, ma qual'è, precisamente, la differenza tra i due? Se consideriamo la cosa a livello nucleare ovvero sulla stessa scala delle particelle elementari, sasso e farfalla sono rigorosamente identici. Al livello appena più alto, quello atomico, vengono alla luce alcune differenze che riguardano però solo la natura degli atomi e restano quindi poco significative. Passiamo allo stadio successivo: eccoci nel reame delle molecole. Questa volta le differenze sono molto più importanti e riguardano gli scarti di materia tra il mondo minerale e quello organico. Ma il salto decisivo avviene solo a livello delle macromolecole. È a questo stadio che la farfalla appare infinitamente più strutturata, più ordinata del sasso. Questo piccolo esempio ci ha permesso di cogliere la sola differenza fondamentale tra l'inerte e il vivente: quest'ultimo è semplicemente più ricco di informazione dell'altro. Jean Guitton, Grichtka Bogdanov, Igor Bogdanov, Dio e la scienza. Verso il metarealismo, Bompiani, Milano, 1992, pp. 35-36. 5 [...] il principio di indeterminazione stabilisce pertanto che un elettrone non ha una posizione definibile, bensì solo probabile. La sua localizzazione è diffusa in una zona imprecisabile intorno al nucleo. Solo ciò che è sperimentabile attraverso la misurazione esiste. [...] Un micro-oggetto come un fotone o un elettrone descritto come un «pacchetto d'onde» si può trovare in uno dei cosiddetti stati permessi solo quando sia sottoposto a un'operazione di misura; in caso contrario (in mancanza di tale operazione) esso si troverebbe in una «sovrapposizione di tutti gli stati permessi», poiché solo l'operazione di misura può determinare quel collasso, quella riduzione del pacchetto d'onde stesso che lascia emergere per noi il micro-oggetto. Paolo Cappelletti, L'inafferrabile visione. Pittura e scrittura in Paul Klee, (Lo spoglio dell'Occidente, 19 in Di fronte e attraverso, 611), Editoriale Jaka Book, Milano, 2003, pp. 97-98.
La meccanica quantistica è deterministica e l'evolversi dello stato del sistema è descritta dall'equazione d'onda di Schrödinger, che permette di calcolare lo stato futuro del sistema osservato. Contemporaneamente, però, sussistono degli stati all'interno del sistema che non possono essere descritti quantisticamente, ossia non è possibile determinare la posizione e la velocità di una particella. Per ovviare a questa difficoltà, la meccanica quantistica prevede degli stati sovrapposti: una particella può stare in due posti diversi nel medesimo istante [...] In generale il processo di misurazione della meccanica quantistica forza il sistema misurato a «compiere una scelta». La Biblioteca di Repubblica, "Il gatto di Schrödinger", in La Scienza: Spazio, tempo e materia, Istituto Geografico De Agostini e UTET, Novara, 2005, vol. XI, p. 474.
[...] Secondo la teoria quantistica, l'atto dell'osservare, in altre parole la coscienza dell'osservatore, interviene nell'esistenza stessa dell'oggetto osservato. Jean Guitton, Grichtka Bogdanov, Igor Bogdanov, Dio e la scienza. Verso il metarealismo, Bompiani, Milano, 1992, p. 261. 6 Carlo Crespellani Porcella, L'interruttore di Kandinsky. Il salto comunicativo tra linguaggio, visione e mondo digitale, Alfredo Guida Editore - Isola Felice, Napoli - Sassari, 2001, p. 189. 7 8 E
lo scopo di un'indagine teorica è: Wassily Kandinsky, Punto Linea Superficie. Contributo all'analisi degli elementi pittorici, (Biblioteca Adelphi, 16), trad. di Melisenda Calasso, Adelphi Edizioni, Milano, 1968 ventesima edizione: giugno 2000, p. 171. 9 Wassily Kandinsky, Lo Spirituale nell'arte, (Saggi e documenti del Novecento, 8), a cura di Elena Pontiggia, SE, Milano, 1989, p. 89.
E, di fatto, il contenuto di un'opera pittorica non è nelle forme esterne, ma nelle forze-tensioni viventi in queste forme. Wassily Kandinsky, Punto Linea Superficie. Contributo all'analisi degli elementi pittorici, (Biblioteca Adelphi, 16), trad. di Melisenda Calasso, Adelphi Edizioni, Milano, 1968 ventesima edizione: giugno 2000, p. 28. 10 Paul Klee, Confessione creatrice e altri scritti, (Miniature, 31), trad. di Francesco Saba Sardi, Abscondita, Milano, 2004, p. 13. 11 La fisica quantistica ci ha costretto ad andare oltre le nostre nozioni abituali di spazio e di tempo. […] Il principio di complementarità dice che le componenti elementari della materia, per esempio gli elettroni, sono entità bifronti: […] ci appaiono ora come grani di materia solida, ora come onde immateriali. […] la complementarità tra lo stato granulare e quello ondulatorio metteva fine per sempre al dualismo cartesiano tra materia e spirito: l'una e l'altro sono elementi complementari di un unica e sola realtà. […] Ne deriva una nuova concezione filosofica che abbiamo battezzato con il nome di metarealismo. Jean Guitton, Grichtka Bogdanov, Igor Bogdanov, Dio e la scienza. Verso il metarealismo, Bompiani, Milano, 1992, pp. 107-118. 12 Oggi siamo alle soglie di una rivoluzione del pensiero, di una rottura epistemologica tale che la filosofia non ha conosciuto nulla di simile da molti secoli. Ci sembra che attraverso la breccia concettuale aperta dalla teoria quantistica, emerga una nuova rappresentazione del mondo, radicalmente altra […] In che cosa si tratta di un nuovo modo di pensare? In quanto elimina le frontiere tra lo spirito e la materia. […] Qualche esempio? […] la complementarità in fisica (secondo cui le particelle o, più precisamente, i fenomeni elementari sono allo stesso tempo corpuscolari e ondulatori). […] le entità elementari […] possono essere una cosa (un'onda) e allo stesso tempo un'altra cosa (una particella). […] prima del 1900 l'idea che ci si faceva della materia era semplice: frantumando un sasso si ottiene polvere; in questa polvere ci sono delle molecole composte di atomi, una sorta di "biglie" di materia che si suppongono indivisibili. […] Siamo così giunti ai primi anni del XX secolo. La teoria quantistica ci dice che per capire la realtà occorre rinunciare alla nozione tradizionale di materia: materia tangibile, concreta, solida. Jean Guitton, Grichtka Bogdanov, Igor Bogdanov, Dio e la scienza. Verso il metarealismo, Bompiani, Milano, 1992, pp. 5-13. 13 Uno dei più antichi gruppi dell'India è quello dei jainisti. La svastica è il loro simbolo. Ma non è esattamente lo stesso simbolo adottato da Hitler. La svastica di Hitler era rovesciata: quella jainista è disposta in senso orario, quella di Hitler in senso antiorario. La svastica orientata in senso antiorario è un simbolo distruttivo. La svastica orientata in senso orario è un grande simbolo creativo. copyright by Ernesto Riva, "Hitler e la svastica", in Hitler e il Nazismo esoterico, a cura di Veronica Prati, 5^ Edizione 2001, http://www.filosofiaedintorni.net/nazismoesoterico.htm (24/11/2004). 14 Internazionale/Scientific American, "Tecnologie: I quanti nel computer" in Mytech - News: Notizie dal mondo, 01/07/2002, http://www.mytech.it/mytech/news/art006010040808.jsp (13/12/2004).
Una valvola di spin controlla la corrente con il magnetismo, sfruttando la proprietà di "ruotare" degli elettroni. Lo spin assume uno dei due valori: "su" o "giù", rendendo l'elettrone magnetico. In una valvola di spin, gli strati di materiale magnetizzato agiscono da filtri, consentendo l'attraversamento solo agli elettroni con uno specifico orientamento (su, per esempio), e bloccando quelli con orientamento opposto (giù). In questo modo l'informazione contenuta negli spin degli elettroni può essere sfruttata per svolgere delle attività computazionali: l'orientamento su/giù degli spin è equivalente alla logica binaria di 1 e 0 utilizzata dai computer. Philip Ball, "Fisica: Un giro nell’elettronica: Su e giù", in Nature, http://www.enel.it/magazine/boiler/arretrati/boiler87/html/articoli/nature-fisica.asp (13/12/2004).
Per ricavare vantaggi dallo spin, bisogna controllarlo. E qui entrano in gioco i magneti. Inserire gli elettroni in un campo magnetico allinea, o in altre parole polarizza, quella giungla selvaggia che è lo spinning: tutti gli elettroni cominciano a ruotare nella stessa direzione. [...] In un computer normale, ogni bit che attraversa il chip di silicio è composto da molte migliaia di elettroni. Con la spintronica, invece, ogni bit può essere ridotto a un solo elettrone: la direzione del suo spin ne determina il valore "uno" o "zero".
Louise Knapp, "Tecnologia: La rivoluzione della spintronica", in Boiler: giornale di scienza, innovazione e ambiente: Wired News, 08/11/2002, http://magazine.enel.it/boiler/arretrati/111wiredtecnologia.shtml (13/12/2004). 15 Cosa
sono, dunque, i numeri nel pensiero comune? Dopo aver tolto subito di
mezzo l'equivoco (pure molto diffuso) per cui il numero è una
parola ("uno, due, tre..."), o un simbolo ("1, 2, 3,..."),
osserviamo che, per la maggior parte delle persone i numeri sono le
"entità" con cui si "contano"
gli oggetti. E in effetti il saper contare è
generalmente considerata una abilità comune, posseduta dalla
totalità degli individui delle popolazioni civilizzate, anche
dagli analfabeti. Naturalmente ci potranno essere persone che non conoscono
l'uso dei simboli, o gli algoritmi per effettuare le operazioni, ma
ciò non toglie che anche gli strati più incolti di una
popolazione sappiano "contare" gli oggetti
con cui hanno a che fare, eventualmente aiutandosi con strumenti rozzi
di conteggio. L. Alessandrini, G. Bolondi, M. Iannelli, "Il numero: analisi di un nodo concettuale: 2. Senso comune, dizionari, enciclopedie e 3. L'osso del pastore", in Math.Science.Unitn.It, p. 2-7, http://www-math.science.unitn.it/LRM3D2/download/Fascicolo3.pdf (27/12/2004).
Schematismo trascendentale info@guidamaturita.it, "Il linguaggio kantiano: Schematismo trascendentale", in Guida alla maturità: Guide per la maturità: Quaderni della maturità, filosofia, http://www.guidamaturita.it/guide/fil1.htm (31/12/2004).
[…] l'esistenza di significati universali […] come "il rosso" o "il numero due". […] il significato universale […] è puramente un quid (Was) o, come dirà Husserl, a partire dalle Idee, una essenza (Wesen), un eidos. […] L'intuizione delle essenze è per Husserl la radice dell'apriori: […] La logica e la matematica sono costituite di proposizioni a priori, esprimenti rapporti tra essenze. Angelo Papi, "Logica e teoria della conoscenza", in Edmund Husserl e la fenomenologia (1859-1938), http://www.homolaicus.com/teorici/husserl/husserl.htm (31/12/2004).
Le idee derivano dall'esperienza e precisamente da due fonti: -
senso esterno o sensazione, mediante
il quale lo spirito conosce le cose materiali; Tutte
le idee che si trovano nella nostra coscienza, sia che derivino dal
senso esterno che dal senso interno, si dividono in due classi: idee
semplici ed idee complesse. Marcello Guidotti, "breve cronistoria dell'epistemologia: dal XIII al XVII secolo", in Nemesi.Net, 2003, http://www.nemesi.net/filosofi.htm (31/12/2004).
I bambini mostrano un senso del numero fin da piccolissimi. Passano quella fase, che registra il suo culmine intorno ai quattro anni, che è stata chiamata dallo studioso americano Howard Gardner (H. Gardner, Imparare ad apprendere, Milano, Feltrinelli, 1992, p. 97) del "rilevamento digitale", tendono cioè a contare tutto quanto. I numeri sembrano contribuire a spiegare, in qualche modo, l'essenza delle cose. Non importa che siano rossi o verdi, che abbiano una forma semplice o complessa: conta sapere quanti di quegli elementi ce ne sono. Paola Gozzi, Annateresa Cancro, "Giochi della conta", in Infantiae.org: La Scuola per posta!, 21/08/2002, http://www.infantiae.org/anderlini210802.htm (27/12/2004).
Le neuroscienze svelano nuove insospettate capacità del cervello umano. Il premio Nobel Pierre-Gilles de Gennes, e la sua équipe al Collège de France di Parigi, hanno scoperto che anche il neonato sa contare. Il professore mostra a un bambino tre mele su un tavolo. Poi ne copre una. Il piccolo, nato da appena un paio di settimane, nota immediatamente il cambiamento e resta molto sorpreso; il suo comportamento muta di colpo. «La reazione principale è che succhia più velocemente dal ciucciotto. Il cervello del neonato è molto più precoce e attivo del previsto», spiega de Gennes. L'esperimento fa crollare una consolidata opinione scientifica perché smentisce Jean Piaget (1896-1980), il grande biologo e psicopedagogista svizzero, il quale affermava categoricamente: «Il neonato non è in grado di contare». Nel XXI secolo, la ricerca scientifica dedicherà le sue energie migliori allo studio del cervello. Luigi
Dell’Aglio, "I neonati? sanno contare fino a tre", in Archivio
Rassegna Stampa, @lfa Il Sole 24 Ore, Giugno 2005,
L'uomo è un essere vivente nato per vivere in comunità. È un essere superiore e unico rispetto a tutti gli altri esseri viventi che popolano il nostro pianeta. Ma perchè?: Perchè sa manipolare utensili? Perchè sa usare oggetti elementari per crearne altri più complessi? Perchè sa contare e conosce il concetto di numero e di quantità? […] Molti animali […] hanno il concetto di numero e sanno contare; la capacità elementare di percepire e manipolare i numeri fa parte dell’eredità evolutiva, è cioè qualcosa con cui nasciamo. Massimo
Brescia, "Intelligenza Artificiale: Lezione n. 1: Cervello e sviluppo
dell'Intelligenza Artificiale", in Manuali.Net, 2003,
Un bambino, ad esempio, non possiede il concetto di numero, ma sa dire che certi oggetti sono tre quando è capace di riconoscere che insiemi di oggetti diversi hanno tra loro qualcosa in comune; in tal modo, pur non sapendo ancora contare, impara a contare, stabilendo a poco a poco una equivalenza tra oggetti di insiemi diversi. […] Il "saper contare" è dunque un'abilità che si forma assai presto, prima di conoscere i numeri. […] L'attività del contare nasce dalla capacità di considerare la quantità degli oggetti e non la loro qualità, forma, colore... Carolina Ardizzone, "Gli insiemi numerici: Storia di N.", in Evoluzione storica di N, http://www.provincia.palermo.it/~istpa071/insieminumerici/pagine%20colorate/evoluzione%20storica%20di%20N.htm (27/12/2004).
Darwin in "Descent of man" (L'origine dell'uomo, 1871) notò che certi animali superiori posseggono capacità come la memoria e l'immaginazione, e oggi è ancor più evidente che le capacità di distinguere il numero, la dimensione, l'ordine e la forma — rudimenti di un istinto matematico — non sono proprietà esclusiva del genere umano. […] In Cecoslovacchia […] è stato trovato un osso di lupo che presenta, profondamente incise, cinquantacinque intaccature. Queste sono disposte in due serie: venticinque nella prima e trenta nella seconda; all'interno di ciascuna serie le intaccature sono distribuite in gruppi di cinque. Tali scoperte archeologiche forniscono una prova del fatto che l'idea di numero è molto più antica di progressi tecnologici quali l'uso dei metalli o la costruzione di veicoli a ruote. Tale idea precede la nascita della civiltà e della scrittura […]. g4,
"Quesiti di comprensione verbale e logica", in Universitytest.It,
test n. 2, creato 08/05/2003 modificato 29/08/2005, pp. 51-53
Per molto tempo la parola "numero" si è riferita a quelli che oggi chiamiamo "numeri naturali". Questo tipo di numeri ha origine nel processo del contare, lo si può vedere anche nei bambini che imparano a contare (vedi per esempio Piaget 1952): durante tale apprendimento, c'è uno stadio in cui il bambino è in grado di costruire una corrispondenza biunivoca tra le parole "uno", "due", "tre", ... e gli oggetti di un insieme dato, ma non usa l'ultima parola "contata" per rispondere alla domanda "quanti oggetti ci sono?". Piuttosto in quel caso il bambino, per rispondere alla domanda, ripete il processo di contare. Questo fenomeno mostra chiaramente le origini operative del concetto di numero naturale: per il bambino quando si usa la parola "numero" ci si [riferisce] al processo del contare, non al suo prodotto astratto (il "numero"). Michele Cerulli, "La formazione del concetto di numero", in Mkvale.It: La teoria della reificazione di Anna Sfard (riassuntino): Il ruolo delle concezioni operative e strutturali nella formazione dei concetti matematici, 29/03/2001, http://www.mkvale.it/mk/seminari/sfard/node4.html (27/12/2004).
Secondo il matematico e fisiologo Hermann von Helmholtz l'aritmetica, ovvero la teoria dei numeri «puri», si deve considerare come «un metodo fondato su fatti puramente psicologici». Quando si analizza il processo che sta alla base del contare, il passaggio da un numero al successivo, si scopre — dice Helmholtz — che quel processo si basa su un fatto psicologico, sulla «nostra capacità di conservare nella memoria la successione in cui si sono susseguiti nel tempo atti coscienziali». E continua Helmholtz richiamandosi a Kant, «l'ordinamento nella serie temporale costituisce la forma ineludibile della nostra intuizione interna». Secondo Helmholtz, è questo ordinamento temporale che sta alla base del concetto di numero (ordinale). La Biblioteca di Repubblica, "Cosa sono i numeri?: La teoria dei numeri puri", in La Scienza: Numeri, figure, logica e intelligenza artificiale, Istituto Geografico De Agostini - UTET, Novara, 2005, vol. XIV, p. 94.
Che cosa sono e cosa devono essere i numeri? si chiede Dedekind fin dal titolo di un suo celebre opuscolo del 1888. La sua risposta è che «i numeri sono libere creazioni del pensiero umano», di cui il matematico studia le proprietà. come per Frege, anche per Dedekind la scienza dei numeri è una parte della logica e si basa sulla capacità della mente umana di «mettere in relazione un oggetto con un oggetto», senza la quale, egli dice, «nessun pensiero è in generale possibile». Per caratterizzare la successione dei numeri naturali, Dedekind prende le mosse dalla nozione primitiva di insieme (di «sistema», con le sue parole) di oggetti e di corrispondenza univoca tra insiemi. Diversi oggetti del pensiero, afferma Dedekind, possono essere associati nella mente a formare un unico sistema e viceversa, a ogni elemento del sistema si può associare in maniera ben determinata un'immagine, un oggetto del pensiero. La Biblioteca di Repubblica, "Cosa sono i numeri?: Il concetto di numero secondo Dedekind" in La Scienza: Numeri, figure, logica e intelligenza artificiale, Istituto Geografico De Agostini - UTET, Novara, 2005, vol. XIV, p. 97.
Ricerche recenti hanno rivelato che gli esseri umani condividono con altre specie animali un certo senso innato del numero, una capacità primigenia di «contare», se pure limitata a numeri piccoli, uno due, tre e forse quattro. La Biblioteca di Repubblica, "I numeri e il cervello", in La Scienza: Numeri, figure, logica e intelligenza artificiale, Istituto Geografico De Agostini - UTET, Novara, 2005, vol. XIV, p. 386.
[...] Rispetto ad altre specie animali, tuttavia, l'uomo ha una prodigiosa capacità simbolica, che gli permette di generare la successione dei numeri 1, 2, 3... attraverso un processo iterativo senza termine che sembra fuori dalla portata di qualiasi specie non umana. Ha inoltre la capacità, altrettanto unica e peculiare, di creare un linguaggio per esprimere e comunicare agli altri i pensieri (compresa la capacità di creare un linguaggio matematico). Eppure, prima ancora di far ricorso al linguaggio, anche gli esseri umani hanno capacità numeriche analoghe a quelle di altre specie animali, che sono ereditate dalla storia evolutiva e costituiscono il germe iniziale che consente loro di produrre un livello di elaborazione numerica (e matematica) avanzato. La Biblioteca di Repubblica, "I numeri e il cervello: Sperimentare sugli animali per capire meglio l'uomo", in La Scienza: Numeri, figure, logica e intelligenza artificiale, Istituto Geografico De Agostini - UTET, Novara, 2005, vol. XIV, p. 392. 16 Una
delle caratteristiche principali delle cellule neuroniche è il
fatto di possedere una carica elettrica. Massimo Brescia, "Intelligenza Artificiale: Lezione n. 1: Cervello e sviluppo dell'Intelligenza Artificiale", in Manuali.Net, 2003, p. 6, http://www.manuali.net/corsionline/lezionitrial/ia_lez1.pdf (27/12/2004). 17 [...] l'arte tocca le cose più profonde, che il rinnovamento non può essere formale, giacché rappresenta la rinascita del pensiero. Wassily Kandinsky, Franz Marc, Il Cavaliere Azzurro, (Saggi e documenti del Novecento, 6), note e comm. di Klaus Lankheit, trad. di Giuseppina Gozzini Calzecchi Onesti, SE, Milano, 1988, p. 24, Ed. orig. Der Balaue Reiter, R. Piper & Co. Verlag, Munchen, 1965, nuova ed. riveduta e corretta dicembre 1984.
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